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 Lido e Malamocco
Postato il Domenica, 4 Aprile 2004 (0:50:59) di hotels-venice

Spiagge Venete

Qui la terra finisce e comincia il mare, quello vero, il mare aperto, non quello addomesticato della laguna. La sottile striscia di sabbia di 12 chilometri del Lido interrotta da acquitrini e canneti, dove Byron scatenava al galoppo i suoi cavalli, è altra cosa rispetto alla città alle spalle. Proprio questo contrasto con Venezia e la bellezza invadente dei suoi palazzi, campielli, riti sfolgoranti di età passate ha fatto la fortuna dell’isola-frontiera. Lo capì bene anche Goethe quando la vide dall’alto del campanile di San Marco e si innamorò di quella terra aspra e inospitale, tanto da passare giornate intere a passeggia re tra le dune, incantato dalla sabbia chiara, le acque limpide e la civiltà della gente.

Ma è nel 1857, con il primo stabilimento balneare, sorto accanto al piccolo chalet che in seguito avrebbe accolto la regina Margherita e Vittorio Emanuele III, che il Lido decolla. Se il primo mezzo secolo altera poco la fisionomia dell’isola attraversata ancora da viottoli che portano a carciofaie e a coltivazioni di fiori, la nascita di uno strano palazzo in stile orientale con cupole di rame, passaggi segreti, minareti, giardini pensili sconvolge la vita della piccola comunità di pescatori.



Per festeggiare l’apertura del Grand Hotel Excelsior, la stravagante costruzione moresca progettata da un architetto italiano proprio in Egitto, sulle rive del Nilo, nel luglio del 1907 si muove mezza Venezia, attraverso la via d’acqua segnata da lanterne illuminate. Il successo è immediato. Sull’onda della moda del Grand Tour sbarcano sui litorali silenziosi, abitati da uccelli marini, stuoli di ospiti carichi di gloria, magnati americani, granduchi russi che ostentano prodigalità impensabili. E se ne stanno al riparo da occhi indiscreti sotto le tende alla Lawrence d’Arabia, arredate con pezzi personali e battezzate con i nomi di costellazioni come Andromeda, Cygnus, Libra.

Tende che trasformano la sabbia del Lido in una specie di deserto africano. Sui tavolini, secchielli di champagne e teiere d’argento. La sera, sulla sabbia ricoperta di tappeti persiani, alla luce delle torce, si celebrano feste da mille e una notte.

Tempi di stravaganze, di irrequietezze, di personaggi come Cléo de Mérode, la Bella Otero e, più tardi, Winston Churchill che soffiava nuvole di fumo dal leggendario Avana e molti altri. Il finanziere americano John Pierpont Morgan, ammirata questa sorta di moschea orientale, disse che gli riportava alla mente l’epoca in cui i mercanti tornavano a Venezia con gli occhi pieni di Bisanzio. “Negli Stati Uniti, tra coloro che hanno visitato l’Europa, si parla più del palazzo Excelsior che di Palazzo Ducale.”

A pochi minuti di strada, non molto tempo prima era stato inaugurato (1900) l’altro hotel che racchiude l’anima del Lido, l’Hôtel des Bains, un’immagine esportata in tutto il mondo dal film Morte a Venezia di Visconti, ispirato al romanzo di Thomas Mann. Il Liberty ha il sopravvento sul moresco nel borgo di San Nicolò, il più importante dell’isola: spuntano come funghi in quegli anni ville a metà tra il bizantino e il Liberty, un trionfo di ferri battuti, maioliche colorate, stucchi istoriati. Le nuove costruzioni si alternano tra gli orti e i cespugli da gelsomino di quella che diventerà in pochi anni l’isola-giardino della laguna veneziana.
Il Lido non vive, però, solo di ricordi. Diventato uno dei più importanti quartieri veneziani, oggi dispone di attrezzature sportive come campi da tennis, piscine, maneggio.

Ma la modernità, come ovunque, ha portato anche qui nuovi problemi e un certo decadimento: le tende a righe che una volta accoglievano zar e granduchi, oggi rifatte, hanno costi tali che devono essere affittate non da singoli bensì da gruppi di persone; molti dei caffè eleganti hanno lasciato il posto ad anonimi bar; lungo il viale Santa Maria Elisabetta in piena estate sfilano pullman di turisti del tutto compreso.

E, purtroppo, sono quasi scomparsi gli orti dove si coltivavano le caustrare, i piccoli carciofi tenerissimi. Per fortuna, soprattutto in bassa stagione, si trovano ancora angoli dal fascino intatto da scoprire. A San Nicolò, si passeggia tra la chiesa secentesca, il convento, il forte di Castel Nuovo, si ammirano gioielli come la villa Mon Plaisir di via Lepanto, tutta ferro battuto e ceramiche color lapislazzulo, la trattoria Andri, in stile déco, il villino Gemma con l’ascensore floreale, la farmacia Excelsior, le pareti in cotto colorato del Laboratorio di gelateria.

Una festa per gli occhi e per il palato è il mercato lungo la riva Corinto, rifornito il mattino presto dai pescatori che prendono il largo quando è ancora notte. In bicicletta si raggiungono i luoghi segreti degli isolani, come la chiesa di San Nicoletto e l’antichissimo cimitero ebraico. Dalla strada che costeggia il canale delle Scoasse e corre parallela alla laguna si vedono l’isola di San Lazzaro degli Armeni, quella di Poveglia, nota per le ciliegie, e un vecchio forte abbandonato.

E poi c’è Malamocco, l’antico capoluogo rivolto al mare, scorcio solitario di case veneziane del Cinquecento dai colori pastello con le finestre a bifora, affascinante appuntamento con il passato. È rimasta come allora, le barche in rimessaggio, il profumo del mare e le trattorie povere che servono pesci ricchi di sapore. Era il regno di Hugo Pratt che, nella sua casa con vista a perdita d’occhio sulla laguna, disegnava le storie di Corto Maltese e finiva le sue sere inevitabilmente alla trattoria Scarso dove sono esposti ancora suoi disegni.
L’ultima spiaggia, lunga 2 chilometri, è quella degli Alberoni e deve il suo nome al fatto che, un tempo, i velieri si rifornivano proprio qui di legno per i propri alberi. La vacanza su questa spiaggia è caratterizzata ancora dai silenzi e dalle buone maniere. E di sapienza antica, con i bagnini che prevedono il tempo con la stessa sicurezza dei pescatori. I golfisti si cimentano su uno dei green più belli del mondo, quello del Circolo Golf Venezia, che gira attorno a un antico forte, 18 buche nel verde, a 800 metri dalla battigia.
E poi distese di dune spazzate dal vento che si allargano a ventaglio verso est, avamposto per godersi, tra settembre e marzo, tramonti dai colori tropicali.

 


 
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