La fonte di guadagno principale per il Cadore, è stata per lungo tempo di tipo siderurgico. Nell’età del ferro, furono i Paleoveneti, popolazione di agricoltori, abili estrattori e lavoratori dei metalli, ad arrivare fin a Selva ed ad individuare le miniere di ferro del "Fursil", che avrebbero rivestito un ruolo di grande importanza fino alla caduta della repubblica di Venezia.
Attorno al Mille la valle Fiorentina apparteneva ai regolini di S.Vito, che crearono i primi nuclei di quelli che oggi sono i villaggi di Selva, a cui Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero diede le miniere in feudo. Il ferro veniva lavorato a Selva e a Caprile, da dove raggiungeva il bellunese per fare spade e coltelli, Forno di Zoldo per essere tramutato in brocche ed in chiodi o la valle del Boite.
La vita trascorreva laboriosa e pacifica tra forni, fucine, carbonaie, prati e pascoli, ma il Quattrocento, con la calata di Sigismondo e la lega di Cambrai, segnò l’inizio di un brutto periodo per il Cadore. Anche se ci fu una ripresa con l’introduzione di nuove tecnologie nei forni, la decadenza era ormai avviata e culminò con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. Da allora l’agricoltura ebbe un ruolo centrale per l’economia del Cadore, anche se non mancarono le carestie. La chiusura delle miniere causò un notevole fenomeno di emigrazione.
La svolta decisiva per l’economia del paese avvenne alla fine del 1970 quando entrarono in funzione una seggiovia e degli skilift, si aprirono nuovi alberghi ed il turismo divenne la principale fonte di guadagno - anche la professione di maestro di sci divenne importante.
Nei primi anni Ottanta gli impianti di Selva si unirono a quelli di Alleghe e Zoldo, formando il comprensorio del Civetta, noto in tutta Europa e fonte principale di reddito di queste valli belle per i turisti non solo d’inverno, ma anche d’estate.